Vigneti di Sagrantino a Montefalco in inverno, con filari spogli, ulivi in primo piano e montagne innevate all'orizzonte
Vigneti di Sagrantino a Montefalco — foto: Umbria Lovers · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

Ci sono vini che si capiscono meglio dopo aver visto il luogo in cui nascono. Il Sagrantino è uno di questi. Basta salire a Montefalco, il borgo arroccato su un colle che domina la Valle Umbra, e affacciarsi da una delle sue terrazze: sotto si stende una pianura ordinata di vigneti e uliveti, e nelle giornate limpide lo sguardo arriva fino ad Assisi, Spello, Foligno e Trevi. Non a caso il paese è soprannominato da tempo la "ringhiera dell'Umbria". Da qui si capisce perché il vino, in questa parte della regione, non è solo un prodotto agricolo ma un modo di leggere il territorio.

Un vitigno che esiste quasi solo qui

Il Sagrantino è un'uva a bacca nera coltivata quasi esclusivamente nel territorio di Montefalco e di pochi comuni vicini, come Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell'Umbria. Sulla sua origine si discute ancora: c'è chi lo lega al vino che i frati preparavano per le celebrazioni religiose, da cui il nome che richiama i sacramenti, e chi pensa a una varietà arrivata da lontano secoli fa. Quello che è certo è il suo carattere. Il Sagrantino è considerato una delle uve più ricche di polifenoli al mondo, con una carica di tannini fuori dal comune che dà al vino colore profondo, struttura e grande longevità.

Proprio per questa forza, per lungo tempo le uve venivano fatte appassire e trasformate in un vino dolce, il passito, che si beveva nelle occasioni di festa. Nel corso del Novecento la coltivazione si era ridotta a pochi ettari e il vitigno ha rischiato di scomparire. Dagli anni Settanta alcuni produttori hanno ripreso a investire sul Sagrantino, sperimentando anche la versione secca: oggi è quella più conosciuta, mentre il passito resta una piccola produzione legata alla tradizione.

Sagrantino, Montefalco Rosso e le denominazioni

Il riconoscimento ufficiale è arrivato per gradi. Nel 1979 nasce la denominazione di origine controllata Montefalco, e nel 1992 il Sagrantino di Montefalco ottiene la DOCG, il livello più alto del sistema italiano. Oggi il Montefalco Sagrantino DOCG si produce in due tipologie, secco e passito, entrambe da sole uve Sagrantino. Il disciplinare impone un affinamento lungo prima della messa in commercio, con un periodo in botte di legno: è un vino pensato per durare, che spesso dà il meglio dopo diversi anni in bottiglia.

Accanto al Sagrantino c'è il Montefalco Rosso DOC, un vino più immediato, con base di Sangiovese e una quota di Sagrantino che gli presta colore e spina dorsale. È il rosso da tutti i giorni della zona, quello che accompagna con naturalezza un piatto di pasta fatta in casa o una grigliata in giardino. La denominazione comprende anche vini bianchi, legati in particolare al Grechetto e al Trebbiano Spoletino, che vale la pena assaggiare per avere un quadro completo del territorio.

Il paesaggio dei vigneti nelle diverse stagioni

Chi arriva a Montefalco in primavera trova i filari appena germogliati e le colline di un verde tenero, punteggiate dagli ulivi. In estate le viti sono cariche e il paesaggio prende i toni del giallo dei campi di grano mietuti. L'autunno è la stagione più suggestiva: dopo la vendemmia le foglie del Sagrantino virano verso il rosso e l'arancio, e i versanti sembrano dipinti a pennellate. Anche in inverno, quando le viti sono spoglie e potate, la vista sui filari ordinati con i monti innevati sullo sfondo ha un fascino essenziale.

Il borgo merita una sosta di per sé. Nella ex chiesa di San Francesco, oggi complesso museale, si trova il ciclo di affreschi con le storie di San Francesco dipinto da Benozzo Gozzoli e completato nel 1452, insieme a una Natività del Perugino. Negli ambienti delle antiche cantine dei frati è stato allestito un percorso dedicato proprio al Sagrantino, utile per capire la storia del vitigno prima di assaggiarlo. Orari e biglietti cambiano nel corso dell'anno e vanno verificati sui canali ufficiali del museo.

Consiglio pratico: molte aziende della zona accolgono i visitatori solo su prenotazione, quindi conviene contattarle qualche giorno prima e organizzare al massimo due o tre visite nella stessa giornata. Se pensate di degustare, decidete in anticipo chi guiderà al ritorno: le strade di collina sono belle ma richiedono attenzione.

Come assaggiarlo e quando andare

Il Sagrantino secco chiede piatti importanti: carni rosse, selvaggina, arrosti, formaggi stagionati come il pecorino. Il passito, invece, si abbina tradizionalmente ai dolci secchi e alle crostate, ma molti lo apprezzano anche da solo, a fine pasto. Il Montefalco Rosso è più versatile e si presta a una tavola semplice, fatta di salumi, legumi e paste al ragù.

Ogni anno a settembre Montefalco ospita Enologica, la manifestazione dedicata al Sagrantino organizzata con il consorzio dei vini, tra degustazioni, incontri e cantine aperte, con una chiusura che celebra la fine della vendemmia. Date e programma variano di anno in anno e vanno controllati sui canali ufficiali del Consorzio Tutela Vini Montefalco e del Comune.

Da La preziosa Umbria, sulle colline di Collazzone tra Perugia e Todi, Montefalco si raggiunge comodamente in auto e si visita in giornata. Al rientro, una bottiglia di Montefalco Rosso aperta in giardino al tramonto è forse il modo più semplice per continuare il racconto cominciato tra i filari.

Una base tra le colline per scoprire i vini di Montefalco

Dalla villa di Collazzone potete organizzare una giornata tra i vigneti del Sagrantino e rientrare la sera in un giardino affacciato sulle colline umbre.